Osvaldo Licini

Osvaldo Licini

ASTRATTO

Il periodo astratto

“Lei certamente non saprà che da due anni faccio della pittura completamente astratta, e che non ho mai esposta […] di un surrealismo a modo mio”, racconta Licini in una lettera dell’1 dicembre 1932 inviata a Giovanni Scheiwiller. La svolta astratta avviene all’inizio degli anni trenta nella solitudine di Monte Vidon Corrado, dove ostinatamente il pittore elabora una complessa trama di esperienze maturate per lo più in ambito francese. Dall’Italia segue il dibattito internazionale d’avanguardia, soprattutto parigino: tra le sue letture nel 1930 ci sono i numeri di “Cahiers d’Art” e la rivista “Documents”, di matrice surrealista, fondata da Bataille. Entrambe riservano ampio spazio al cubismo, a Picasso e Braque in particolare, un trait d’union importante che consente a Licini il “salto” dai maestri Cézanne e van Gogh al mondo plastico di Mondrian.

Il soggiorno a Parigi alla fine del 1931 è determinante per orientarne la sperimentazione verso nuovi orizzonti al di là della figurazione. 

L’astrazione di Licini è dunque precoce nel panorama italiano contemporaneo e troverà una sponda solo alla metà del decennio nel gruppo della galleria Il Milione, al seguito del quale due suoi dipinti, Castello in aria e il Bilico, saranno pubblicati nel 1935 sul quarto numero della rivista “Abstraction-Création, art non figuratif”. La geometria liciniana non è però idealizzante, razionale, di matrice classica come quella teorizzata da Belli in Kn , piuttosto ha la levità, la profondità, la leggerissima sostanza della musica, della poesia. In questo senso Licini è vicino a Kandinskij, di cui aveva apprezzato la personale tenutasi alla galleria  Il Milione nel 1934 e che avrebbe conosciuto personalmente a Parigi nel 1935.  “La pittura è l’arte dei colori e delle forme, liberamente concepite, ed anche un atto di volontà e di creazione, ed è, contrariamente a quello che è l’architettura un’arte irrazionale, con predominio di fantasia e immaginazione, cioè poesia”, aveva scritto Licini nella Lettera aperta al Milione in occasione della sua prima personale nel 1935, distinguendosi così dal razionalismo dei milanesi.

Nella seconda metà del decennio il coinvolgimento di Licini nel gruppo del Milione lo spinge, con le Archipitture, ad approfondire le potenzialità liriche del rigore geometrico, ma opere simili costituiscono anche un importante tassello creativo nel passaggio verso il figurativismo fantastico. 

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OSVALDO LICINI

Osvaldo Licini > PERIODO

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