La regione delle madri
I paesaggi di Osvaldo Licini

Osvaldo Licini

La regione delle Madri
I paesaggi di

Osvaldo
Licini

Monte Vidon Corrado
Casa Museo e Centro Studi Osvaldo Licini

25 Luglio > 8 Dicembre 2020

ORARI APERTURA MOSTRA

Da Settembre a Dicembre
Aperto solo sabato e domenica
dalle 10.00 alle 13.00
dalle 15.30 alle 19.30

Visite infrasettimanali
per gruppi e scolaresche
previa prenotazione

Gli ingressi saranno regolati secondo procedure anti Covid-19
Si consiglia la prenotazione

Biglietti: intero 5€ ridotto 3€

Gallery

Le ragioni della mostra

Le ragioni della mostra

I luoghi hanno sempre un particolare significato in relazione all’arte: basti pensare a ciò che rappresenta Giverny per Monet, Aix-en-Provence per Cézanne, o ancora Arles per Van Gogh. L’arte di Licini si sostanzia della suggestione del suo paesaggio, così simile a quello leopardiano.
Nei dipinti degli anni venti il paesaggio è uno dei generi più frequenti: le marine marchigiane e francesi o le sinuose colline fermane, le pezzature agricole sovrastate dall’azzurro del cielo, la pura geometria delle case coloniche sono rese attraverso un’elaborazione interiore e una cifra pittorica influenzata della lezione di Cézanne, Van Gogh, Matisse. Negli anni trenta la levità che già era emersa nei paesaggi del decennio precedente, la linea obliqua delle colline, l’essenzialità cromatica vengono sublimate in forme geometriche astratte, nate dal sentimento, come nella lirica compagine de “Il bilico”.
Le enigmatiche creature che viaggiano nei cieli dei dipinti liciniani del figurativismo fantastico, elaborate negli anni quaranta e cinquanta, campeggiano tutte sopra l’orizzonte notturno tracciato dei Sibillini, così come lo si vede da Monte Vidon Corrado. I Personaggi, gli Olandesi Volanti, le Amalassunte, gli Angeli Ribelli, i Missili Lunari e gli ultimi Angeli Aquilone nascono dalla visionarietà poetica di Licini costantemente ispirata dalla suggestione del paesaggio natio.
In continuità con l’attività espositiva del Centro Studi Licini, intrinsecamente legata ai progetti di ricerca e di approfondimento riguardo alla conoscenza della figura e dell’opera dell’artista, questa mostra è la prima interamente dedicata al genere del paesaggio nel percorso liciniano. La rassegna indaga il legame con la campagna marchigiana, le vedute francesi e quelle svedesi, le fonti pittoriche, quelle letterarie e filosofiche, il paesaggio descritto nelle lettere e quello disegnato o dipinto, l’interiorizzazione del dato naturale còlto durante le sedute en plein air, la sua trasfigurazione astratta a partire dagli anni trenta fino alle proiezioni cosmiche degli ultimi anni.
Dallo studio delle opere di Licini emerge quella che Birolli definisce la “temporalità circolare”, derivata dal costante processo di revisione cui l’artista ha sottoposto i suoi dipinti, tanto da rendere ardua la ricostruzione di una cronologia che non era prioritaria nemmeno per l’autore. Si è cercato di riflettere sulla datazione di alcune opere degli anni venti, sulle loro vicende espositive e sul riconoscimento di taluni luoghi dipinti o disegnati, sul serrato raffronto con i modelli parigini di riferimento. In catalogo sono pubblicati anche documenti importanti per comprendere il passaggio alla fase del figurativismo fantastico.
La mostra, che annovera alcune opere mai esposte e altre raramente presenti nelle rassegne degli ultimi anni, è suddivisa in nove sezioni tematiche atte a cogliere i topoi liciniani e le permanenze nella sintassi compositiva. La prima è ospitata presso le sale del Centro Studi Licini e accoglie i paesaggi del periodo figurativo, con un’ampia panoramica che consente di seguirne l’evoluzione stilistica anche per gruppi e serie tipologiche. Le altre sezioni sono allestite nella Casa Museo: a eccezione delle ultime due – l’una dedicata ai microcosmi di Licini, l’altra al disegno – esse si aprono sempre con un dipinto figurativo a sottolineare la continuità della riflessione sul paesaggio nelle diverse fasi della pittura liciniana
Tanti capolavori ma anche dipinti poco conosciuti tornano dunque nel luogo della creazione, dove l’artista li ha immaginati, sognati, realizzati, rivisitati. I paesaggi di Licini nel paesaggio di Licini.

Daniela Simoni

The reasons for the Exhibition

The reasons for the Exhibition

Places always have a particular meaning in relation to art: suffice it to think of what Giverny meant to Monet, Aix-en-Provence to Cézanne, Arles to Van Gogh. Licini’s art is substantiated by the inspiration of his landscape, which is so similar to Leopardi’s.
In the paintings Licini made in the 1920s the landscape was one of the most frequent genres: the Marchigiano and French seascapes, the gently rolling hills of Fermo, the patches of cultivated fields with a blue sky over them, the pure geometry of the farmhouses are rendered by way of an interior elaboration and a pictorial sign that was influenced by the teachings of Cézanne, Van Gogh, and Matisse. In the 1930s the levity that had already surfaced in the landscapes from the previous decade, the oblique line of the hills, the chromatic essence were sublimated in abstract geometric forms born from sentiment, such as in the lyrical structure of Il Bilico.
The enigmatic creatures that travel in the skies of Licini’s fantastic figurative paintings, which he developed in the 1940s and 1950s, stand out atop the horizon outlined by the Sibillini Mountains, just as one might view them from Monte Vidon Corrado. The Figures, the Flying Dutchmen, the Amalassunte, the ..

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